Facebook, il social media più famoso degli ultimi anni,  è stato lanciato nel 2004 dall’americano Mark Zuckerberg  che inizialmente lo aveva  progettato per gli studenti di Harward. L’omonimo fil

m di David Fincher, vincitore di 3 premi oscar,racconta l’ascesa  dallo scapolo d’oro della rete. La pellicola mette in discussione la paternità dell’ idea che però è una questione  di mero gossip, cioè che è veramente interessante notare è come Zuckerbeg abbia trovato la risposta ad una domanda molto particolare del mercato, la richiesta di avere un piccolo spazio all’interno del quale potersi esibire. Facebook  non è niente di più che un palco scenico, un luminescente biglietto da visita, un contenitore all’interno del quale noi possiamo proporre, come in una complessa operazione di marketing, una versione nuova e migliorata di noi stessi. Tutti possono essere  artisti maledetti, esponenti delle nuove avanguardie e sommi poeti delle frasi fatte. I poche parole uno degli elementi del successo di Facebook dipende dal fatto che ci offre un piccolo spazio completamente personalizzabile e completamente gestibile con un clic. Possiamo, comodamente seduti sulla nostra sedia, scorrere con il cursore tutto il nostro “capitale  sociale” modificarlo, ampliarlo gestirlo.

I rapporti umani non sono mai stati così fragili come oggi se pensiamo alle grandi metropoli ci rendiamo conto che i legami con gli altri sono spesso impersonali  e superficiali, dovuti magari all’ interesse soggettivo del momento.  la formazione di un legame emotivo profondo oggi e raro e le persone  veramente importanti nella vita di ognuno di noi si contano letteralmente sulle dita di una mano. L’uomo è da sempre spaventato dalla possibilità della solitudine e dell’ isolamento, anche se fatica ad ammetterlo,  facebook offre una soluzione a tutto ciò.  Sei tu a creare la tua rete sociale  e se le cose si fanno difficili e complicate basta decidere di bloccare il contatto, di non ricevere aggiornamenti o  di togliersi da un  gruppo. Si eliminano gli oneri, i  doveri e l’impegno che una relazione sociale normalmente richiede.

L’acquisizione della consapevolezza di se stessi risulta  venire dopo l’esperienza della relazione con l’altro. La coscienza degli altri precede la coscienza di se stessi. Noi ci  costruiamo sugli altri, sull’alterità in generale  e  proprio questa potrebbe essere la spiegazione alla base del nostro bisogno  intrinseco di esibirci  bisogno a cui M.Z.  ha saputo rispondere prontamente.   Ci sono dei “vantaggi”rispetto al tradizionale processo di socializzazione a cui vengono sottoposti tutti i nuovi nati, infatti, quando l’utente acquista la possibilità di auto costruire il proprio sè, attraverso la piattaforma, esso è già stato precedentemente socializzato ed  ha acquisito delle competenze sociali tali  da permettergli di rendersi più appetibile per la società, questo è il motivo per cui l’immagine  virtuale raramente corrisponde a quella reale.

 

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